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DICONO DI LUI

 

Milano, Dicembre 2013

“Trattandosi di opere uniche, senza possibilità di clonazione, c’è da giurare che qualche galleria d’oltreoceano intraveda in questo grido di disperazione il nuovo Jeff Koons.”

Barbara Millucci – Il Corriere della Sera

 

Roma, 10 novembre 2011

Il colore libero nello spazio di S. Abinente.
Sante Egadi è stato vincitore della XII edizione del Premio Astrolabio 2011 indetto dall’omonima galleria di Roma, diretta da Tamara Cibei e nella motivazione così scrivevo: “Astratti luminosi nei quali l’accostamento cromatico qualifica una personale ed originale poetica di contenuti e soluzioni formali”. Ora per questa sua personale a Roma aggiungo: Consapevole del suo talento artistico, della capacità d’indagine del suo “io”, attraverso tecniche diverse, sempre in evoluzione, le astrazioni cromatiche piene di energia sono la continua ricerca di una libertà espressiva che racconti con immediatezza, in un linguaggio vitale, un ritorno alla semplicità della natura in contrasto con l’imperante tecnologia. Così le opere di Sante Egadi si accendono di caldi azzurri, rosa, verdi, grigi e bianchi, intersecati da graffi, squarci di luce che danno luogo ad audaci visioni e si stagliano armoniosamente liberi nello spazio e nel tempo. La pittura di Sante Egadi non si esaurisce nel gioco del colore, trattato con perizia, o negli influssi delle rivoluzioni artistiche dei nostri tempi, ma i suoi smalti anarchici che incontrano il favore del pubblico e della critica pur rifacendosi all’action painting, la pittura d’azione, quell’espressionismo astratto, con i colori sgocciolanti, macchiati, spontaneo stimolo all’inconscio che ha in Pollock, Rotko i suoi precursori, sono assolutamente personali. Sante Egadi, giovane, versatile, cerca un suo linguaggio espressivo si libera degli elementi compositivi, nascondendo la materia per far coincidere il colore con il subconscio, lo inserisce in una dimensione dinamica perché cerchi quegli spiragli di luce che fondendosi con lo spazio, esprimono una notevole carica poetica. Colori brillanti, impasti blu, verdi descrivono ritmicamente atmosfere tonali di grande suggestione ed invadono la tela, ma simbolicamente l’universo andando alla ricerca di quell’armonia da cui l’uomo con le sue tecnologie si sta sempre di più allontanando. Così il nero di Sante Egadi, con l’assenza di colore annulla l’equilibrio tra idea e materia. Ogni opera è a sé, ha un significato, una sua storia, apparentemente discontinua, ma sia senza titolo o paesaggio stratificato, è sempre una visione o meglio una dilatazione che irrompe e s’impadronisce della tela ed è soprattutto espressione di una personalità che ha fatto dell’arte lo scopo e la passione della sua vita, un giovane che vuole “andare al mare” sapendo caparbiamente di poter mantenere la rotta della barca, pur in balia delle onde…
Agli smalti astratti di Sante Egadi desidero dedicare questi versi di Antonio De Marco che ben si accompagnano: “Decomposte la forma e la materia/resta agli occhi la luce del colore/e se donasti amore anche l’amore/altrimenti l’oblio, l’eterno addio!”

Mara Ferloni

 

Roma, 19 maggio 2011

Astratti luminosi nei quali l’accostamento cromatico qualifica una personale ed originale poetica di contenuti e soluzioni formali

Mara Ferloni

 

Firenze, 15 febbraio 2010

Una fuga dalla realtà che vuole vincere la solitudine dell'essere. Nella sua pittura si coglie l'evasione dalle routine che s'incontra con la ricerca del colore. La sua è una gran libertà espressiva che trova forza nell'allontanamento dai canoni. Graffi, abbozzi gestuali concorrono a creare dei climi che vogliono dare significato alle angosce di un uomo in una società, tecnologica, che va troppo di fretta. L'artista racconta la solitudine e la ricerca, sognata, del ritorno al semplice: alla natura. Il suo mulino, dalle pale immense che utilizza l'energia per illuminare il faro è una speranza di fuga dal reale, dal grigio di una vita che impedisce i sogni.

Federica Murgia

 

Pisa, 29/12/1999

Pittore neorealista, in possesso di un'abile fantasia e di una peculiare sensibilità.

Nelle sue creazioni supera di slancio le barriere tradizionali e, in una forma neorealistica tutta propria, riesce a trovare quella libertà che l'adesione al reale nega sia alla fantasia che al sentimento.

Le sue opere evidenziano una immediatezza di invenzione che, nel percorso del segno e nell'accensione dei colori, rivelano una prorompente vitalità di linguaggio.

Artista che ama le cose apparentemente più insignificanti e più nascoste, poiché sente in esse l'universo o, meglio, l'infinito spirituale. Le composizioni, a volte arricchite con figure africane, create su fondi monocromi, avviano un discorso portato avanti con grande coerenza formale ed espressiva.

I suoi quadri, rigorosamente costruiti, altro non sono che puri prodotti di contemplazione e di meditazione. Opere che dimostrano chiaramente la sua perizia sia nell'uso del colore - sobrio e controllato - che nella composizione dove, l'armonia dell'ordine formale, regna incontrastata.

Sante Egadi - uomo del nostro tempo - ha saputo filtrare una cultura a lui congeniale, acquisendo una tecnica armoniosa e stimolante pregna di esaltanti palpitazioni emotive.

Anche i suoi colori, caldi e luminosi, hanno un significato al tempo stesso onirico ed evocativo.

L'opera più significativa che commenta i risultati finora raggiunti è, senza dubbio: "Surfs" quadro grande, creato su due pezzi, uniti da cerniere.

Le sue capacità artistiche lasciano presupporre uno sviluppo sempre più interessante che richiamerà, presto, l'attenzione del pubblico, nonché della critica più qualificata.


Nino Villanti

 

CURRICULUM VITAE - RIFLESSIONI di una PROFANA dell'ARTE di E.L.

La prima volta che ho sentito parlare di Curriculum Vitae non avevo capito molto bene di cosa si trattasse. Mi avevano spiegato che era un'opera d'arte, fatta strappando ed incollando titoli di studio, acquisiti con sforzo, dedizione e sacrificio.
Il concetto, però, mi era confuso, frammentato e -per dirla con una metafora astronomica- nebuloso.
Ed è proprio la metafora astronomica che voglio prendere in prestito, da qui voglio partire: da una nebulosa.
Tutto inizia da una nebulosa.
La vita, come la conosciamo, inizia da una nebulosa.
Le stelle, quelle che brillano più di qualsiasi altro corpo nell'universo, il nostro stesso Sole, hanno iniziato la loro esistenza essendo nebulosa. Ed è così che mi immagino la genesi di Curriculum Vitae: con questa idea geniale, ma confusa nella mente del suo creatore, che ruota vorticosamente su se stessa e pian piano prende forma.
Come è nata l'idea di Curriculum Vitae l'ho appreso direttamente dall'artista, dai suoi racconti, dalle sue confidenze, leggendo molte volte il suo libro. E me lo voglio immaginare quel momento come tante particelle di materia d'arte che ruotano attorno a se stesse, formando il nucleo dell'idea che a breve avrebbe preso forma. Le notti insonni a pensare, i giorni a riflettere, le ore ad organizzare, sono gli elementi primordiali, dapprima molto leggeri, come l'idrogeno e l'elio, che vengono attirati dalla forza di gravità del pensiero dell'artista, e che formano inizialmente agglomerati, via via sempre più densi, e poi il nucleo di quella stella che è Curriculum Vitae.
Ecco ora la stella sta vivendo, è nella sua fase detta sequenza principale, cioè quando essa brucia idrogeno ed elio e continua a bruciarli per miliardi e miliardi di anni. E’ nella sua fase splendente.  Anche Curriculum Vitae ha avuto la sua sequenza principale, quando cioè ha visto la luce, o meglio quando il pubblico ne ha visto la luce, in una notte d’inverno di quasi quattro anni fa, in un susseguirsi di gesti, di strappi, di tagli che sono stati fortunatamente immortalati in una sequenza di filmati, che in questi giorni ho visto più e più volte, per cercare di comprendere, di capire, di entrare nella realtà incandescente del nucleo della stella Curriculum Vitae.
Ma anche la stella più bella, più grande, più splendente, è destinata a morire, o meglio ad esplodere. Anche CV lo era? Era destinata ad esplodere? Si. È esplosa. Tagliare titoli di studio, farli a pezzi è stato come l'esplosione di una stella. I vari ritagli sono stati disgregati, divisi, sono stati scomposti e proiettati. Come i materiali pesanti del nucleo della stella, i ritagli dei tanti titoli di studio sono stati scagliati a distanze inimmaginabili per l'essere umano, sono entrati in un'altra dimensione, quale è quella dell'arte.
E questo, ne è stata la morte? No, assolutamente no. Ogni stella che esplode, lancia nell'universo materiali molto più pesanti dell'idrogeno e dell'elio primordiali e tutto ciò che è vita è composto da questi materiali: carbonio, calcio, ferro... Noi siamo fatti da materiali, si può dire, stellari e Curriculum Vitae ha fatto questo: ha esploso il suo materiale in un considerevole numero di altre opere d'arte, alcune di grandi dimensioni, altre più piccole.
La nebulosa di elementi primordiali d'arte ci ha regalato il tormento e la contrazione di una idea, che ha preso vita attirata dalla forza di gravità o, meglio, di volontà dell’artista.
La sua sequenza principale ci ha regalato Curriculum Vitae nella sua opera iniziale, irripetibile, un'opera unica, come è stata unica questa prima parte di vita di Sante Egadi.
La sua esplosione ci ha regalato molte altre opere ammirabili, composte da quei materiali "pesanti" che sono stati scagliati ben oltre la dimensione dell'arte, che una profana come me non comprende appieno. L'esplosione ha invaso il campo sì dell'arte, ma anche il campo della scuola, della burocrazia, della morale, del lavoro, del perbenismo... 
È per questo che Curriculum Vitae, come una stella, rimarrà nell'universo. "Nulla si crea e nulla si distrugge", quello che era e quello che è oggi Curriculum Vitae rimarrà per sempre, perché l'artista -lui sì- è di passaggio nell'universo, nell'arte, nella storia, ma l'opera d'arte Curriculum Vitae è la storia stessa.